Indice
Introduzione
Siamo lɜ studenti che dal primo giorno di insediamento del governo Meloni si sono attivat3 in ogni scuola del Paese per far sentire la propria voce contro l’attuale esecutivo. Ci siamo mobilitatɜ tramite occupazioni, autogestioni, lezioni ribaltate, sit-in, presidi, volantinaggi: tramite qualsiasi mezzo a nostra disposizione per mettere all’angolo le istituzioni e affermare un modello di scuola e di società opposto a quello che ci vogliono imporre. Il nuovo obiettivo che si apre in questa fase politica è quello di compiere un salto qualitativo e quantitativo nella mobilitazione: negli ultimi anni, mai come ora c’è stato un livello di agitazione simile all’interno delle scuole ed è una nostra responsabilità riuscire ad alimentarlo ed organizzarlo in una proposta politica organica.
Siamo ben consapevoli che le scuole in cui viviamo non sono altro che lo specchio di una società ingiusta. Lɜ studenti che non hanno diritto a dei libri di testo o ad essere rappresentatɜ in maniera adeguata, devono condurre la stessa lotta delle persone che non possono curarsi o che non hanno diritto ad avere una casa. Viviamo in tempi in cui il neoliberismo estremo sta costruendo nuove alleanze internazionali, funzionali ad allargare la forbice delle disuguaglianze e ad amplificare le contraddizioni di questo sistema. Mentre il governo investe in armi e diminuisce il carico fiscale sugli ultraricchi, c’è una grossa fetta di Paese per cui il diritto all’istruzione, all’abitare, alla sanità o al lavoro giusto sono garantiti solo in maniera retorica. Il nostro non è un discorso astratto, ma decisamente concreto: l’attuale governo continua a fare gli interessi di pochi, facendo cadere tutto il peso sulle classi meno abbienti.
L’escalation bellica a cui stiamo assistendo non è altro che la riproduzione estrema delle contraddizioni di cui soffre questo sistema economico. La concorrenza sfrenata e guidata dalle grandi oligopoli internazionali fa sì che si possa speculare sulla vita delle persone, disinteressandosi dal benessere collettivo. La questione palestinese rappresenta non solo il volto della brutalità e della disumanità di chi ci governa e di chi specula su un genocidio, ma anche il simbolo della resistenza che si può costruire tra le persone. Il popolo palestinese si fa guida della causa di tutti i popoli oppressi e ci insegna che non c’è macchina di guerra che possa abbattere la volontà di un popolo ad avere diritto a vivere in maniera giusta e libera nella propria terra. La mobilitazione degli ultimi due anni e soprattutto quella dell’ultimo mese, ci dimostra che la maggioranza del Paese riesce ancora ad emanciparsi dai meccanismi di produzione del consenso, riuscendo a non sottostare all’ipocrisia e alla vigliaccheria del nostro governo complice. Parlare in questi termini non vuol dire spendersi in retorica autoreferenziale, ma rispondere alla volontà popolare di un cambio netto e radicale contro le politiche del nostro governo.
Per questo e per tanto altro riempiremo le piazze di tutto il Paese con lo slogan “un’altra scuola, un altro mondo è possibile” . Lo facciamo perché non vogliamo scuole belle in un mondo come questo, perché siamo ben consapevoli che essere studenti oggi vuol dire essere lɜ precariɜ di domani. Le scuole in questo momento devono ricoprire un duplice ruolo: essere presidi di solidarietà e di mobilitazione per affermare un diverso modello di società ed essere luogo di emancipazione che permetta la formazione di una generazione cosciente dei propri diritti e di come difenderli e conquistarne ulteriori.
Come sindacato studentesco sappiamo che il cambiamento non avviene dall’alto, ma partendo dai bisogni materiali che lɜ studenti vivono ogni giorno sulla propria pelle. La nostra lotta per una scuola diversa parte quindi dalla costruzione di una piattaforma politica che permetta di individuare prospettive concrete e immediate verso cui muovere.
Piattaforma rivendicativa
Didattica e valutazione
Riscrittura dei programmi didattici
Questi dovranno essere volti allo sviluppo della capacità analitica e critica. Nell’odierno contesto educativo, la didattica personalizzata e trasversale emerge come un’essenzialità per gestire un apprendimento significativo e inclusivo per ogni studente e per valorizzarne le singole potenzialità. Ogni individuo ha un proprio stile di apprendimento, interessi specifici e ritmi di apprendimento delle conoscenze, standardizzare porta soltanto ad un appiattimento. Adattare il percorso didattico alle esigenze di ciascun3 studente, invece, consente di massimizzare il coinvolgimento e la motivazione verso l’apprendimento, in modo da sviluppare competenze in modo più efficace e consolidato. Una didattica trasversale favorisce lo sviluppo di competenze essenziali, come la capacità di problem-solving, il pensiero critico, la collaborazione e una comunicazione efficace. È importantissimo avere come obiettivo ultimo quello di introdurre una didattica non escludente per tutt3, ovvero dove ogni studente goda della stessa possibilità educativa, a prescindere dalla propria condizione di partenza. Vogliamo un modello di scuola che si basi sulla cura, la cooperazione e l’ascolto. Inoltre, la riscrittura dei programmi deve essere svolta in chiave decoloniale, ecologista e transfemminista.
Introduzione dell’autovalutazione integrata e narrativa
Tale processo pedagogico, inquadrato in un nuovo modello di didattica, sarà il cardine per interpretare le necessità di recupero dell3 studenti sul piano formativo ed evitare qualsiasi forma di abbandono scolastico. Questa tipologia di valutazione deve essere volta al progresso formativo grazie al processo educativo finalizzato riconoscimento dell’errore. Il sistema valutativo della scuola italiana si basa tradizionalmente su voti numerici, che dovrebbero misurare le prestazioni dell3 studenti. Questo modello, nonostante sia diffuso e consolidato, presenta diverse criticità. I voti numerici tendono a ridurre l’apprendimento ad una semplice scala quantitativa, non catturano la complessità del processo di apprendimento e possono portare l3 studenti a concentrarsi più sul raggiungimento di un certo voto piuttosto che sulla comprensione approfondita degli argomenti. Spesso sono anche demotivanti, prendere un voto basso può ridurre l’autostima e l’interesse verso l’apprendimento, la percezione di fallimento scoraggia la partecipazione attiva e l’impegno. Un numero non fornisce indicazioni chiare sul come migliorare, non valorizza progressi e sforzi, non essendo un feedback veramente formativo, di cui invece si ha bisogno. È importantissimo integrare un sistema di autovalutazione, che permetterebbe all3 studenti di riflettere criticamente sul proprio lavoro, promuovendo l’autonomia e la responsabilità.
Abbattimento della valutazione punitiva
Testo del paragrafo
Personalizzazione dell’insegnamento
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Riordino dei cicli scolastici
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Scrittura collegiale del P.O.F.
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Nuove metodologie didattiche
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Diritto allo studio
Edilizia scolastica 8
Rappresentanza studentesca
Transfemminismo e benessere psicologico
Rapporto scuola-lavoro
Una ULTIMA voce dopo aver diattovato Gut…
Ancora un h3 qui
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